La relazione virtuosa tra responsabilità e decentramento

Riflessioni sul rapporto educativo in Platone, Lévinas e nello Yoga
di Marilella Faretra

Premessa
In questa riflessione sul rapporto educativo in Platone, Lévinas e nello Yoga proverò a mettere in relazione mondi saggi diversi col tentativo di individuare quali siano i parametri essenziali ad una relazione educativa significativa per la vita. Proverò a dialogare con personalità, epoche e contesti distanti tra loro, ma ugualmente assimilabili quali quelli evocati dal famoso mito della caverna di Platone o dall’habitat esoterico in cui si gioca il rapporto guida spirituale/discepolo o dalla terribile ed angosciante domanda ‘è possibile educare ancora dopo Auschwitz’, visto che «filosofare dopo Auschwitz significa per Lévinas avere sempre l’Olocausto dinanzi agli occhi»2?

Non sono una studiosa specializzata in storia della filosofia antica né in ebraismo, ma ho voluto fare uno sforzo di memoria pratica e di comparazione intuitiva per verificare se mai potesse essere possibile un confronto sensato tra le mie esperienze di pratica, le mie conoscenze di filosofia orientale e gli studi di filosofia occidentale. Per questo chiedo scusa sin da ora agli addetti ai lavori, specialisti nel campo, se in un accostamento del tutto originale come questo potranno venire trascurati aspetti molto importanti dei filosofi citati, perché utilizzerò delle stesse filosofie solo ciò che ho sentito risuonare con una larga eco negli insegnamenti di Yoga ricevuti. Ciò che andrò via via delineando è quello che io sento essere tutt’oggi importante per me nelle relazioni con l’altro nel mio quotidiano di insegnante, di partner, di madre e di cittadina del mondo.

L’articolo completo è disponibile nel file allegato.
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