Le forme del nostro potere personale

Un percorso esperienziale attraverso Vairagya Yana intorno al tema del potere
di Angela Attianese
Introduzione
In questo scritto mi propongo di descrivere un percorso esperenziale di ricerca sul tema del potere personale, compiuto all’interno della cornice Normodinamica di Paolo Menghi connessa alla Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosemberg.
Il percorso parte dal porsi la domanda “cosa significa per me stare bene” o l’equivalente nel linguaggio di Rosemberg “di cosa ho bisogno”.
Il lavoro esperienziale si è svolto durante un anno in un gruppo di 10 persone, che si è incontrato una volta al mese per 9 incontri della durata di quattro ore ciascuno.
Ci si è proposti di portare luce sulle modalità che ciascuno utilizza nell’esercitare il potere, portando l’attenzione anche sul tipo di relazioni che si generavano in relazione al tema del “potere su” oppure del  “potere con”.
L’esplorazione si è basata su un lavoro corporeo di Vairagya Yana, su momenti di riflessione teorica sul tema proposto e di elaborazione verbale di quello che emergeva dall’esperienza.
Nello specifico dell’articolazione del lavoro, l’emozione è stata considerata come una reazione a uno stimolo (interno o esterno) che segnala all’organismo psicofisico che un bisogno è soddisfatto (mi sento “bene”) oppure non è soddisfatto (mi sento “male”).
Il potere è stato considerato non come bisogno in sé ma come un insieme di strategie atte a soddisfare dei bisogni.

Quadro di riferimento emozioni-bisogni-benessere
La dimensione fisica e quella emotiva sono collegate tra loro. Le emozioni hanno una base fisiologica che parte dalla percezione, si propaga nel corpo attraverso le sensazioni provocando dei cambiamenti fisiologici e sboccia in qualità di emozione investendo anche il piano psichico.
Dice Marshall Rosemberg che l’emozione è una reazione a uno stimolo (interno o esterno) che ci segnala che un bisogno è soddisfatto (mi sento “bene”) oppure non è soddisfatto (mi sento “male”); essa ci spinge a muoverci (emozione, dal latino, muovere da) per soddisfare quel bisogno, così come la spia dell’olio che si accende sul cruscotto dell’automobile ci spinge a verificare lo stato del nostro motore.
Quindi, ciò che può spingere qualcuno a muoversi dallo stato in cui si trova è la ricerca della soddisfazione di bisogni che sono segnalati da alcune emozioni che abitualmente vengono raggruppate in un ampio contenitore che possiamo chiamare “stato di malessere”. Lo stato psicofisico che raggiungiamo invece quando i bisogni segnalati dalle emozioni sono soddisfatti, lo chiamiamo “stato di benessere”. Se l’emozione non ci fosse, non avremmo più il segnale e la nostra ricerca, il nostro movimento, non avrebbero alcuno stimolo per partire.

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