Il confine nella relazione

Formazione, dinamica e ristrutturazione dei confini
di Matilde Mattia
Relazione presentata alla Giornata di Studi “Il Confine nella relazione”, Roma, 2 novembre 2014

“Il confine è un luogo fecondo”, un’espressione, tratta da un libro, che ben rende l’immagine prospettica che guida il mio lavoro sulla e attraverso la relazione nei contesti di vairagya yana. Parla di uno spazio liberato dalla coazione alla fuga o all’attacco, al conformismo o alla guerra, all’essere escluso o inglobato, disperso o ingabbiato, invaso o corazzato; di uno spazio dove soggettività dotate di coscienza e responsabilità di se stessi possano rischiare un’apertura all’ignoto che il vero incontro sempre richiede, con la fiducia nella capacità di riconoscere in se stessi e negli altri quei segnali e motivazioni che aiutano a cercare la collocazione migliore per ciascuno in quel momento, nel rispetto degli slanci e dei limiti; e a cogliere l’occasione di scambi affettivi e collaborazioni creative.

Tra questa immagine e la realtà della vita quotidiana si situa il lavoro di Vairagya Yana.

 

L’adulto “normale” nel corso della vita si trova ad affrontare vicende che misurano il suo livello di solidità, integrazione, capacità di proteggersi e contemporaneamente nutrirsi e di stabilire relazioni vitali e reciproche. Sul piano relazionale si trova coinvolto in continue oscillazioni tra disponibilità e chiusura, desiderio e paura, attaccamento e cambiamento, regressione e sperimentazione. Nei momenti di stress o di maggiore vulnerabilità mette in atto strategie difensive che appartengono a fasi evolutive precedenti o soffre degli effetti della non risoluzione di quelle fasi o regredisce a periodi della vita in cui il grado di autonomia e differenziazione erano minori, entrando in stati di confusione e paralisi.

L’obiettivo del lavoro è far sviluppare allo studente una coscienza di sé e degli altri sufficiente a vivere con gli altri senza reagire agli altri e diventare capace in prospettiva di raggiungere l’intimità anche facendo delle scelte; al punto di saper cercare, trovare e conservare rapporti significativi e vivere appieno la propria vita. L’esperienza proposta sarà quindi su due piani contemporaneamente, conoscitivo e trasformativo, principio che qualifica il lavoro normodinamico.

La relazione completa si trova nel file allegato a questo articolo.
Confine_nella_relazione_Mattia2014